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Valutazioni dei rischi

  • Amianto

    Valutazione stato di conservazione coperture in cemento amianto

    L’intervento prevede l’ispezione visiva delle coperture costituite da materiali in cemento-amianto, secondo quanto previsto dalle Linee guida della Regione Emilia Romagna.

    A seguito dell’ispezione condotta verrà redatta la relazione finale su tutte le indagini svolte con giudizio espresso sullo stato di conservazione delle coperture ed un piano delle misure di prevenzione e protezione da adottare.

    Censimento amianto con individuazione di materiale contenente amianto nelle strutture edilizie o tecnologiche

    L’attività prevede la verifica puntuale delle strutture (anche tecnologiche) nelle quali vi sia sospetta presenza di materiale contenente amianto. Il materiale sospetto viene campionato per essere sottoposto alle analisi di laboratorio per la sua definizione.
    I risultati dell’attività di censimento ed eventuali analisi di laboratorio confluiscono in una relazione tecnica.

  • Analisi di conformità legislativa

    Verifica della conformità formale e sostanziale dell’Azienda in materia di Sicurezza e Salute dei Lavoratori rispetto agli adempimenti di legge previsti, in particolare dal D.Lgs. 81/08 e s.m.i.

    La verifica si sviluppa attraverso:
    1. Analisi documentale:
    verifica della documentazione resa disponibile dall’azienda, inclusi documenti di valutazione dei rischi, documentazione tecnica relativa a macchine ed impianti, autorizzazioni ed ogni altra registrazione utile a fornire l’evidenza dell’ottemperanza alle norme vigenti.
    2. Sopralluoghi nelle aree di lavoro:
    sopralluoghi mirati a verificare la conformità alla normativa sulla sicurezza delle aree di lavoro, delle macchine e impianti e delle condizioni di lavoro degli addetti.
    3. Interviste con il personale:
    interviste dirette con i referenti aziendali, individuati dal cliente, finalizzate a verificare le effettive prassi e le modalità operative nella gestione degli adempimenti normativi per la sicurezza all’interno dell’azienda.

    Gli esiti dell’analisi di conformità legislativa confluiscono all’interno di specifico report contenente le evidenze riscontrate, le eventuali inadempienze verso la normativa vigente in materia di Sicurezza e Salute del Lavoro ed i conseguenti interventi correttivi da mettere in atto.

  • Atmosfere Esplosive (ATEX)

    Classificazione Luoghi con Pericolo di Esplosione (Direttive ATEX)

    Per atmosfera esplosiva si intende:
    “una miscela con l’aria, a condizioni atmosferiche, di sostanze infiammabili allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri in cui, dopo accensione, la combustione si propaga nell’insieme della miscela incombusta”.
    Il Titolo XI del D.Lgs. 81/2008 definisce le misure per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio derivante da possibile formazione di atmosfere potenzialmente esplosive.
    L’art. 293 del D.Lgs. n. 81/08 stabilisce che il Datore di lavoro debba provvedere a ripartire in zone, a norma dell’allegato XLIX, le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive e assicurare che, per tali aree, siano applicate le prescrizioni minime di cui all’allegato L.

    Zone classificate
    Gas, vapori o nebbie Polveri
    Zona 0
    Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia.
    Zona 20
    Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria
    Zona 1
    Area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.
    Zona 21
    Area in cui la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell’aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.
    Zona 2
    Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.
    Zona 22
    Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un’atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata

    Al fine di procedere con la classificazione delle zone pericolose si esamineranno, per le singole aree da classificare, i seguenti elementi:

    • sostanze infiammabili presenti e loro caratteristiche
    • impianti di processo
    • sorgenti di emissione
    • caratteristiche della ventilazione
    • caratteristiche dimensionali e strutturali dei volumi

    Sarà effettuata un’indagine preliminare finalizzata all’acquisizione e successiva elaborazione dei seguenti dati di base:

    • caratteristiche di dispersione di gas, vapori o polveri infiammabili utilizzati
    • sviluppo planimetrico impianti di trasporto e distribuzione fluidi
    • posizione, dimensioni, caratteristiche chimico-fisiche ed identificazione sorgenti di emissione
    • posizione e dimensioni aperture nei singoli fabbricati
    • posizione, dimensioni e caratteristiche eventuali impianti di ventilazione forzata
    • elaborati architettonici da adeguare alle impostazioni impiantistiche.

    I risultati dell’indagine saranno formalizzati all’interno della documentazione tecnica di classificazione dei luoghi pericolosi per presenza di vapori infiammabili e/o polveri combustibili, redatta nel rispetto delle prescrizioni delle Norme Tecniche CEI in vigore, e corredata di eventuali elaborati grafici nel numero e proiezioni necessari per delineare le zone pericolose che si dovessero determinare all’interno delle Aree interessate, nelle condizioni di ventilazione presenti.

    Documento sulla Protezione contro le Esplosioni (Direttive ATEX)

    Il D.Lgs. 81/08, al Titolo XI – Protezione da atmosfere esplosive, definisce le misure per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti a tale rischio.

    L’art. 290 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che “…il datore di lavoro valuta i rischi specifici derivanti da atmosfere esplosive….”.
    L’art. 293 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che nelle zone classificate “…siano applicate le prescrizioni minime di cui all’allegato L”.
    L’art. 294 dello stesso decreto, infine, stabilisce che il Datore di lavoro deve provvedere ad elaborare e tenere aggiornato un documento denominato “Documento sulla protezione contro le esplosioni”.

    L’attività tecnica prevede l’analisi delle aree classificate.
    Saranno esaminati, per le singole aree classificate, i seguenti elementi:

    • caratteristiche di dispersione di gas, vapori o polveri utilizzati nei luoghi oggetto di analisi
    • analisi dei processi e valutazione delle probabilità di formazione di atmosfere esplosive
    • valutazione della presenza di sorgenti d’ignizione e della loro efficacia
    • valutazione del potenziale danno

    L’attività di analisi è finalizzata all’elaborazione del Documento sulla protezione contro le esplosioni all’interno del quale saranno riportate:

    • le eventuali misure di riduzione della probabilità di formazione dell’atmosfera esplosiva
    • la classificazione del rischio di esplosione
    • le misure organizzative da adottare, anche in funzione delle prescrizioni minime di cui all’Allegato L del D.Lgs. 81/08.

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  • Biologico

    Valutazione rischio biologico

    L’art. 271 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:

    1. Il datore di lavoro, nella valutazione del rischio di cui all’articolo 17, comma 1 , tiene conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare:

    • della classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana quale risultante dall’Allegato XLVI o, in assenza, di quella effettuata dal datore di lavoro stesso sulla base delle conoscenze disponibili e seguendo i criteri di cui all’articolo 268, commi 1 e 2;
    • dell’informazione sulle malattie che possono essere contratte;
    • dei potenziali effetti allergici e tossici;
    • della conoscenza di una patologia della quale è affetto un lavoratore, che è da porre in correlazione diretta all’attività lavorativa svolta;
    • delle eventuali ulteriori situazioni rese note dall’autorità sanitaria competente che possono influire sul rischio;
    • del sinergismo dei diversi gruppi di agenti biologici utilizzati.

    2. Il datore di lavoro applica i principi di buona prassi microbiologica, ed adotta, in relazione ai rischi accertati, le misure protettive e preventive di cui al presente Titolo, adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.

    3. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche dell’attività lavorativa significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.

    L’intervento si articolerà nelle seguenti fasi:

    1. Analisi delle attività

    • Individuazione degli agenti biologici che possono rappresentare un rischio per gli operatori, in rapporto all’attività svolta, sulla base della bibliografia nazionale ed internazionale esistente.
    • Analisi dei processi produttivi con identificazione delle attività con rischio potenziale di esposizione.
    • Individuazione dei punti critici del flusso operativo in funzione dell’esposizione al rischio.
    • Esame delle misure preventive e protettive attuate.
    • Qualora se ne ravvisi l’opportunità a seguito delle valutazioni svolte, effettuazione della campagna di monitoraggio ambientale

    2. Elaborazione delle informazioni raccolte e stesura del documento
    Viene redatto il documento di valutazione dei rischi che terrà conto di tutte le informazioni disponibili relative alle caratteristiche dell’agente biologico e delle modalità lavorative, ed in particolare per ciascuna attività/mansione potenzialmente esposta:

    • la classificazione degli agenti biologici che presentano o possono presentare un pericolo per la salute umana;
    • l’informazione sulle malattie che possono essere contratte e/o sui potenziali effetti allergici e tossici e il sinergismo tra diversi gruppi di agenti biologici utilizzati;
    • le misure protettive e preventive da adottare anche sulla base dei principi di buona prassi microbiologica

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  • Campi Elettromagnetici

    Valutazione rischio esposizione lavoratori a campi elettromagnetici negli ambienti di lavoro

    L’art. 209 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “…. il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura o calcola i livelli dei campi elettromagnetici ai quali sono esposti i lavoratori…”.
    Lo scopo dell’attività è:
    verificare mediante misure strumentali eseguite conformemente alle normative tecniche di riferimento, i livelli di esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici;
    confrontare i livelli di esposizione con i relativi limiti di azione previsti dal D.Lgs. 81/08;
    esplicitare gli eventuali obblighi del Datore di Lavoro connessi alla configurazione espositiva.
    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio di esposizione a campi elettromagnetici, si sviluppa attraverso i seguenti passaggi successivi:
    1. Individuazioni sorgenti di campi elettromagnetici:
    acquisizione delle informazioni relative alle caratteristiche tecniche degli impianti e delle attrezzature che possono generare campi elettrici e magnetici e definizione del piano delle misurazioni da effettuare.

    2. Esecuzione dei rilievi strumentali:
    misura con idonea strumentazione dei valori di campo elettromagnetico presente nelle normali condizioni di esercizio, secondo norme tecniche CEI 211-6 e CEI 211-7.

    3. Stesura della relazione tecnica e del documento previsto dal D.Lgs. 81/08 art. 209:
    i risultati delle misure strumentali condotte vengono formalizzati in una relazione tecnica secondo i contenuti previsti dalle norme CEI 211-6 e CEI 211-7, contenente:

    • informazioni sulle modalità di effettuazione dell’indagine
    • strumentazione utilizzata
    • lay-out con l’identificazione, progressivamente numerata per reparto, delle postazioni di misura
    • risultati delle misurazioni
    • conclusioni

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  • Cancerogeno

    Valutazione rischio cancerogeno

    L’art. 236 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “1. ….il datore di lavoro effettua una valutazione dell’esposizione a agenti cancerogeni o mutageni, i risultati della quale sono riportati nel documento di cui all’articolo 17.

    2. Detta valutazione tiene conto, in particolare, delle caratteristiche delle lavorazioni, della loro durata e della loro frequenza, dei quantitativi di agenti cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, della loro concentrazione, della capacità degli stessi di penetrare nell’organismo per le diverse vie di assorbimento, anche in relazione al loro stato di aggregazione e, qualora allo stato solido, se in massa compatta o in scaglie o in forma polverulenta e se o meno contenuti in una matrice solida che ne riduce o ne impedisce la fuoriuscita. La valutazione deve tener conto di tutti i possibili modi di esposizione, compreso quello in cui vi è assorbimento cutaneo.

    3. Il datore di lavoro, in relazione ai risultati della valutazione di cui al comma 1, adotta le misure preventive e protettive … adattandole alle particolarità delle situazioni lavorative.”

    4. Il documento di cui all’articolo 28, comma 2, o l’autocertificazione dell’effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, sono integrati con i seguenti dati:

    • le attività lavorative che comportano la presenza di sostanze o preparati cancerogeni o mutageni o di processi industriali di cui all’Allegato XLII, con l’indicazione dei motivi per i quali sono impiegati agenti cancerogeni;
    • i quantitativi di sostanze ovvero preparati cancerogeni o mutageni prodotti ovvero utilizzati, ovvero presenti come impurità o sottoprodotti;
    • il numero dei lavoratori esposti ovvero potenzialmente esposti ad agenti cancerogeni o mutageni;
    • l’esposizione dei suddetti lavoratori, ove nota e il grado della stessa;
    • le misure preventive e protettive applicate ed il tipo dei dispositivi di protezione individuale utilizzati;
    • le indagini svolte per la possibile sostituzione degli agenti cancerogeni e le sostanze e i preparati eventualmente utilizzati come sostituti.

    5. Il datore di lavoro effettua nuovamente la valutazione di cui al comma 1 in occasione di modifiche del processo produttivo significative ai fini della sicurezza e della salute sul lavoro e, in ogni caso, trascorsi tre anni dall’ultima valutazione effettuata.

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  • Chimico

    Valutazione rischio chimico

    L’art. 223 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “….il datore di lavoro determina preliminarmente l’eventuale presenza di agenti chimici pericolosi sul luogo di lavoro e valuta anche i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori derivanti dalla presenza di tali agenti…”. “il datore di lavoro aggiorna periodicamente la valutazione e, comunque, in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata”.

    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio di esposizione ad agenti chimici pericolosi, si sviluppa attraverso i seguenti passaggi successivi:
    1. Esame delle schede di sicurezza delle sostanze e dei preparati pericolosi:
    saranno prese in esame, attraverso la verifica delle schede di sicurezza, l’insieme delle sostanze e dei preparati pericolosi utilizzati nell’ambito dei diversi processi lavorativi.
    2. Analisi dei processi e individuazione dei potenziali inquinanti:
    le attività che concorrono alla realizzazione di un processo produttivo possono determinare la formazione di inquinanti contenenti sostanze pericolose per l’ambiente e/o per la salute dei lavoratori. In questa fase, allo scopo di valutare la potenziale presenza di tali sostanze, saranno presi in esame:

    • caratteristiche dei singoli processi produttivi
    • planimetrie e/o lay-out dei luoghi di lavoro
    • attrezzature e/o materiali utilizzati

    3. Identificazione dei rischi operativi:
    attraverso l’analisi delle singole attività e delle fasi operative vengono valutate le condizioni di rischio presenti ed il loro livello di criticità con particolare attenzione a:

    • modalità operative utilizzate
    • misure di prevenzione e protezione adottate
    • soggetti coinvolti e mansioni corrispondenti

    4. Verifica delle misure di prevenzione e protezione adottate:
    saranno prese in esame le misure di carattere tecnico ed organizzativo, collettive ed individuali, adottate al fine di ridurre il rischio di esposizione alle sostanze chimiche.
    5. Analisi del rischio residuo e stesura del documento di valutazione:
    al termine delle precedenti attività verrà effettuata una analisi di rischio secondo la metodologia ARChiMEDE ispirata al modello della Regione Emilia Romagna (Movarisk) per quanto concerne il rischio salute dovuto all’utilizzo di agenti chimici pericolosi nel luogo di lavoro ed integrato per la valutazione del rischio per la sicurezza e delle multi-esposizioni.
    Verrà, quindi, redatto il documento di valutazione del rischio chimico, che illustrerà i pericoli identificati e le misure adottate per la riduzione dei rischi. Saranno infine individuate e proposte le eventuali azioni di miglioramento da mettere in atto al fine di garantire una ulteriore riduzione del rischio.

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  • D.U.V.R.I.

    Documento Unico di Valutazione Rischi Interferenziali (DUVRI)

    Si parla di “interferenza” nella circostanza in cui si verifica un “contatto rischioso” tra il personale del committente e quello dell’appaltatore o tra il personale di imprese diverse che operano nella stessa sede aziendale con contratti differenti.
    L’art. 26 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro committente di promuovere la cooperazione ed il coordinamento tra committente ed appaltatore/i attraverso l’elaborazione di un “Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali” (DUVRI), che indichi le misure adottate per l’eliminazione delle “interferenze di rischio”. La medesima disposizione aggiunge che “tale documento è allegato al contratto d’appalto o d’opera”.

    In linea di principio, occorre mettere in relazione i rischi presenti nei luoghi in cui verrà espletato il servizio o la fornitura con i rischi derivanti dall’esecuzione del contratto.

    Per la redazione del DUVRI si procederà secondo le seguenti fasi:

    1. Incontro con i referenti aziendali per l’analisi delle attività richieste all’appaltatore

    2. Verifica delle aree di lavoro e dei rischi connessi alle attività del personale del committente: la verifica sarà finalizzata all’identificazione dei pericoli presenti nelle aree di lavoro in cui opereranno gli appaltatori.

    3. Identificazione e valutazione dei rischi di interferenza:

    • esistenti nel luogo di lavoro del committente ove previsto che debba operare l’appaltatore, ulteriori rispetto a quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore
    • derivanti da sovrapposizioni di più attività svolte da operatori di appaltatori diversi immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni dell’appaltatore
    • derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).

    4. Definizione delle azioni preventive: verranno definite le misure tecniche, gestionali ed organizzative per la prevenzione dei rischi interferenziali identificati.

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  • Elettrico

    Valutazione del rischio elettrico

    L’art. 80 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    ” … Il datore di lavoro prende le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati dai tutti i rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione ed, in particolare, da quelli derivanti da: – contatti elettrici diretti; -contatti elettrici indiretti; -innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni; innesco di esplosioni; -fulminazione diretta ed indiretta; -sovratensioni; – altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.
    … a tale fine il datore di lavoro esegue una valutazione dei rischi … tenendo in considerazione:

    • le condizioni e le caratteristiche specifiche del lavoro, ivi comprese eventuali interferenze;
    • i rischi presenti nell’ambiente di lavoro;
    • tutte le condizioni di esercizio prevedibili.”

    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio elettrico, si sviluppa attraverso le seguenti fasi:

    1. Analisi della documentazione impiantistica (documentazione di legge e di progetto).

    2. Verifica degli impianti per famiglie (cabine, quadri, apparecchiature bordo macchina, ecc.).

    3. Verifica delle attività al fine di valutare i rischi di natura elettrica connessi all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a disposizione dei lavoratori ed, in particolare, i rischi derivanti da:

    • contatti elettrici diretti;
    • contatti elettrici indiretti;
    • innesco e propagazione di incendi e di ustioni dovuti a sovratemperature pericolose, archi elettrici e radiazioni;
    • innesco di esplosioni;
    • fulminazione diretta ed indiretta;
    • sovratensioni;
    • altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili.

    4. Stesura del documento di valutazione del rischio elettrico:
    all’interno di una relazione tecnica sono formalizzati i risultati della valutazione del rischio con l’indicazione degli eventuali interventi necessari per il miglioramento delle condizioni di sicurezza.

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  • HACCP

    Implementazione e revisione del sistema di autocontrollo igienico-sanitario HACCP in conformità alla legislazione vigente (D.Lgs. 155/97 e s.m.i.).
    L’obiettivo principale dell’HACCP (Analisi del Pericolo e Punti Critici di Controllo) è garantire la sicurezza degli alimenti in tutte le fasi della catena alimentare, dalla produzione primaria alla distribuzione, al fine di tutelare la salute del consumatore.
    HACCP è un sistema che previene i pericoli di contaminazione alimentare mediante l’identificazione dei rischi specifici, delle misure preventive per il controllo degli stessi nonchè tramite regolari controlli preventivi per il monitoraggio del processo produttivo degli alimenti.

  • Incendio

    Valutazione rischio incendio

    L’intervento consiste nella redazione del documento di valutazione del rischio di incendio, conformemente ai criteri stabiliti in allegato 1 al D.M. 10 marzo 1998, in attuazione ai disposti del Decreto Legislativo 81/08.

    L’intervento si articola attraverso le seguenti fasi:
    1. Esame della documentazione:
    viene esaminato il layout del fabbricato e viene verificata la documentazione relativa alle problematiche di prevenzione incendi.
    2. Sopralluoghi:
    vengono effettuati i sopralluoghi necessari all’identificazione dei pericoli di incendio, alla identificazione dei lavoratori e di terzi soggetti esposti al rischio e alla valutazione di adeguatezza delle misure di sicurezza in atto.
    3. Elaborazione dati:
    si procede all’elaborazione delle informazioni raccolte al fine di classificare il rischio di incendio per ciascuna area presa in esame.
    4. Stesura del documento di valutazione del rischio di incendio:
    viene redatto il documento di valutazione del rischio di incendio che illustra i pericoli identificati e riporta le misure di miglioramento proposte per la riduzione dei rischi residui.

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  • Indagini di Igiene Industriale

    Indagini di igiene industriale (fibre aerodisperse, polveri, solventi organici, vapori, fumi di saldatura, metalli, ecc)

    Le indagini di igiene industriale si sviluppano attraverso le seguenti fasi successive.

    1. Campionamenti
    Le indagini sono eseguite mediante campionamenti personali (P) e/o ambientali (A) sulle postazioni e le fasi di lavoro maggiormente critiche.
    Il campionamento personale rileva il valore della concentrazione media ponderata di esposizione per la durata del tempo di lavoro nelle zone oggetto di indagine.
    I campionamenti ambientali permettono di raccogliere informazioni quali-quantitative relative a:

    • la distribuzione nel tempo e nello spazio del livello di inquinamento
    • l’effettiva capacità di inquinare di una determinata lavorazione
    • esposizione dei lavoratori per attività che vengono svolte in una ben delimitata postazione di lavoro.

    I campionamenti sono effettuati mediante campionatori passivi o campionatori attivi, in funzione della sostanza da campionare.
    Tutti i campionamenti e le analisi vengono condotte secondo i metodi previsti da UNICHIM, ISTISAN, ACGIH, NIOSH o equivalenti.

    2. Analisi dei risultati
    Sulla base dei risultati d’indagine viene determinato il livello di esposizione degli operatori, in funzione delle mansioni svolte, per ciascun inquinante oggetto di indagine. A tale fase segue una valutazione dell’entità del rischio attraverso il confronto tra i valori di concentrazione rilevati ed i rispettivi valori limite di esposizione riportati in letteratura (TLV-TWA e TLV-STEL).

    3. Individuazione degli interventi per la riduzione del rischio
    Sulla base dei risultati delle indagini analitiche e in relazione alle caratteristiche di tossicità degli inquinanti presenti in ambiente di lavoro, sono fornite indicazioni sulle eventuali misure di carattere tecnico e/o organizzativo da mettere in atto per la riduzione del rischio di esposizione degli addetti.

    4. Relazione tecnica
    Al termine del lavoro di campionamento ed analisi viene redatta una relazione tecnica completa di certificazione analitica in cui sono indicati i risultati ottenuti con descrizione o indicazione dei metodi di campionamento e/o analisi adottati e valutazioni inerenti i valori limite consigliati dalle norme di buona pratica o previsti dalla normativa vigente.

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  • In Gravidanza

    Valutazione dei rischi per lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento

    Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’art. 28 del D.Lgs. 81/08, il datore di lavoro valuta i rischi per la salute e sicurezza delle lavoratrici in stato di gravidanza, puerpere o in allattamento secondo quanto previsto dal D.Lgs. 151/01.

    Scopo dell’attività è:

    • individuare i lavori vietati di cui agli allegati A e B del D.Lgs. 151/01 (Art. 7 comma 1 e 2)
    • valutare i rischi per la sicurezza e la salute delle lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici, chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui all’allegato C (Art. 11 D.Lgs. 151/01)
    • formalizzare i risultati della valutazione in una relazione nella quale saranno evidenziate le eventuali azioni che il datore di lavoro deve attuare.

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  • Microclima

    Indagine sulle condizioni microclimatiche in ambiente di lavoro

    L’art. 64 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “…Il datore di lavoro provvede affinchè…i luoghi di lavoro siano conformi ai requisiti di cui all’articolo 63, commi 1 , 2 e 3….”. In definitiva “I luoghi di lavoro devono essere conformi ai requisiti indicati nell’Allegato IV”.

    L’indagine sulle condizioni microclimatiche in ambiente di lavoro è finalizzata a verificare il rispetto dei criteri stabiliti dall’Allegato IV punto 1.9 “Microclima” del D.Lgs. 81/08.
    Scopo dell’indagine è quello di definire un quadro comparativo dello stato di benessere termico all’interno dei locali di lavoro.

    L’intervento si articolerà nelle seguenti fasi:

    1. Individuazioni postazioni di lavoro da indagare

    2. Rilevazioni microclimatiche
    Per ciascuna postazione di lavoro individuata verranno effettuati rilevamenti, con uno strumento “multi acquisitore”, per la determinazione dei seguenti parametri:

    • Temperatura dell’aria
    • Temperatura umida a ventilazione forzata
    • Temperatura del globo termometro
    • Temperatura umida naturalmente ventilata
    • Velocità dell’aria

    Dai parametri primari misurati saranno calcolati gli indici relativi al “comfort termico” ed, in presenza di sorgenti di calore significative, gli indici di “stress termico”.

    3. Relazione tecnica
    Nella relazione tecnica sono riportati, per ciascuna postazione di lavoro indagata, i parametri fisici rilevati e gli indici microclimatici ricavati comparati con i valori consigliati.

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  • Movimentazione Manuale Carichi

    Valutazione del rischio derivante da movimentazione manuale dei carichi

    Per movimentazione manuale dei carichi si intende:
    “…. operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari;”
    L’art. 168 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “….qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie, ricorre ai mezzi appropriati e fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell’Allegato XXXIII, ed in particolare:

    • organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e salute;
    • valuta, se possibile anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione tenendo conto dell’Allegato XXXIII;
    • evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorso-lombari, adottando le misure adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell’ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attività comporta, in base all’Allegato XXXIII;
    • sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di cui all’articolo 41, sulla base della valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio di cui all’Allegato XXXIII…”

    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio per i lavoratori legato alla movimentazione manuale dei carichi, si articola nelle seguenti fasi:

    1. Analisi delle attività:
    si procede ad una dettagliata analisi delle attività per le quali sia evidenziato un rischio significativo legato alla movimentazione manuale dei carichi. Viene valutata ogni singola attività di movimentazione in riferimento ai seguenti elementi:

    • caratteristiche del carico
    • sforzo fisico richiesto
    • caratteristiche dell’ambiente di lavoro
    • esigenze connesse all’attività
    • fattori individuali di rischio

    A tale scopo vengono usate apposite liste di controllo per la rilevazione sistematica di tutti i fattori di rischio.

    2. Valutazione del rischio per la movimentazione manuale dei carichi:
    i dati raccolti con la fase di analisi vengono elaborati, utilizzando metodologie internazionalmente riconosciute (NIOSH e Snook-Ciriello), al fine di effettuare una valutazione analitica del rischio.
    Tale valutazione serve a quantificare l’entità del livello di esposizione al rischio di ogni addetto coinvolto in tali attività lavorative.
    Sulla base delle evidenze emerse nel corso dello svolgimento dell’indagine vengono quindi definite le misure da adottare al fine di evitare o ridurre i rischi di lesioni dorso-lombari.

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  • Movimenti Ripetitivi

    Valutazione del rischio derivante da movimenti ripetitivi degli arti superiori

    Per movimento ripetitivo degli arti superiori si intende:
    “specifica attività lavorativa, finalizzata all’ottenimento di uno specifico risultato, caratterizzata da cicli (indipendentemente dalla loro durata) con azioni degli arti superiori o dalla ripetizione dello stesso gesto lavorativo per buona parte del tempo (più della metà)”.
    Lo strumento di rilevazione del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori che viene utilizzato è la check-list OCRA. La check-list prevede la descrizione di una postazione di lavoro e l’individuazione di valori numerici preassegnati (crescenti con la crescita del rischio) per ciascuno dei 4 principali fattori di rischio (tempi di recupero, frequenza, forza, postura) e per i fattori complementari.
    La somma dei valori parziali ottenuti produce un’entità numerica che consente la stima del livello di rischio da assegnare alle postazioni, che risultano, per le proprie caratteristiche strutturali e organizzative, a rischio “assente”, “lieve”, “medio”, “elevato”.
    Sulla base delle evidenze emerse nel corso dello svolgimento dell’indagine vengono definite le misure da adottare al fine di ridurre i rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.
    I posti risultati a rischio “elevato” possono essere successivamente esaminati più nel dettaglio con il Metodo OCRA nella prospettiva di una loro riprogettazione.

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  • Piano Gestione Emergenze

    Viene realizzato apposito documento al cui interno sono riportate le istruzioni operative e la necessaria documentazione di supporto al fine di definire le responsabilità, i compiti, le modalità operative e le azioni necessarie per affrontare una emergenza che si verifichi all’interno dell’attività.
    La stesura delle procedure di gestione delle emergenze persegue i seguenti obiettivi:

    • mettere il personale in condizioni tali da affrontare l’emergenza fin dal primo insorgere, per contenerne gli effetti e riportare rapidamente la situazione in condizioni di normale esercizio;
    • pianificare le azioni avendo come obiettivo primario la salvaguardia dell’incolumità delle persone e secondario quello di rendere minimi i danni ai beni dell’azienda;
    • prevedere un’organizzazione dell’emergenza conforme allo schema organizzativo dell’azienda onde evitare confusioni di ruoli;
    • definire in maniera precisa compiti e responsabilità, allo scopo di assicurare la massima tempestività in condizioni di pericolo;
    • predisporre gli strumenti di formazione ed informazione per i lavoratori, il personale di ditte esterne ed i visitatori occasionali.

    Sono inoltre definiti gli aspetti connessi alle relazioni con le organizzazioni esterne allo stabilimento (quali VVF e Pronto Soccorso) per i casi in cui l’emergenza dovesse assumere rilievo tale da richiedere un loro intervento.
    Verranno in particolare definiti i comportamenti del personale aziendale, in funzione del proprio ruolo, in caso di:

    • infortunio o malore
    • incendio
    • evacuazione.

    Elaborazione Planimetrie di Emergenza

    L’intervento consiste nella redazione della planimetria antincendio, conformemente ai criteri stabiliti nel D.M. 10 marzo 1998.

    Sulla planimetria di emergenza saranno riportate:
    le caratteristiche distributive del luogo, con particolare riferimento alla destinazione delle varie aree, alle vie di esodo ed alla compartimentazioni antincendio;
    il tipo, numero ed ubicazione delle attrezzature ed impianti di estinzione;
    l’ubicazione degli eventuali allarmi e della centrale di controllo;
    l’ubicazione dell’interruttore generale dell’alimentazione elettrica, delle valvole di intercettazione delle adduzioni idriche, del gas e di altri fluidi combustibili.

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  • POS – Pi.M.U.S.(Cantieri)

    Elaborazione Piano operativo di sicurezza POS (Cantieri)

    L’Art. 89 Del D.Lgs. 81/08 definisce il Piano operativo di sicurezza (POS) come:
    “… il documento che il datore di lavoro dell’impresa esecutrice redige, in riferimento al singolo cantiere interessato, ai sensi dell’articolo 17 comma 1, lettera a), i cui contenuti sono riportati nell’Allegato XV”.

    I contenuti minimi del POS sono i seguenti:

    • i dati identificativi dell’impresa esecutrice, che comprendono:
      • il nominativo del datore di lavoro, gli indirizzi ed i riferimenti telefonici della sede legale e degli uffici di cantiere;
      • la specifica attività e le singole lavorazioni svolte in cantiere dall’impresa esecutrice e dai lavoratori autonomi subaffidatari;
      • i nominativi degli addetti al pronto soccorso, antincendio ed evacuazione dei lavoratori e, comunque, alla gestione delle emergenze in cantiere, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, aziendale o territoriale, ove eletto o designato;
      • il nominativo del medico competente ove previsto;
      • il nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione;
      • i nominativi del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere;
      • il numero e le relative qualifiche dei lavoratori dipendenti dell’impresa esecutrice e dei lavoratori autonomi operanti in cantiere per conto della stessa impresa;
    • le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo dall’impresa esecutrice;
    • la descrizione dell’attività di cantiere, delle modalità organizzative e dei turni di lavoro;
    • l’elenco dei ponteggi, dei ponti su ruote a torre e di altre opere provvisionali di notevole importanza, delle macchine e degli impianti utilizzati nel cantiere;
    • l’elenco delle sostanze e preparati pericolosi utilizzati nel cantiere con le relative schede di sicurezza;
    • l’esito del rapporto di valutazione del rumore;
    • l’individuazione delle misure preventive e protettive, integrative rispetto a quelle contenute nel PSC quando previsto, adottate in relazione ai rischi connessi alle proprie lavorazioni in cantiere;
    • le procedure complementari e di dettaglio, richieste dal PSC quando previsto;
    • l’elenco dei dispositivi di protezione individuale forniti ai lavoratori occupati in cantiere;
    • la documentazione in merito all’informazione ed alla formazione fornite ai lavoratori occupati in cantiere.

    Elaborazione Piano di montaggio, uso e smontaggio ponteggi Pi.M.U.S. (Cantieri)

    L’Art. 136 Del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “….nei lavori in quota il datore di lavoro provvede a redigere a mezzo di persona competente un piano di montaggio, uso e smontaggio (Pi.M.U.S.), in funzione della complessità del ponteggio scelto, con la valutazione delle condizioni di sicurezza realizzate attraverso l’adozione degli specifici sistemi utilizzati nella particolare realizzazione e in ciascuna fase di lavoro prevista. Tale piano può assumere la forma di un piano di applicazione generalizzata integrato da istruzioni e progetti particolareggiati per gli schemi speciali costituenti il ponteggio, ed è messo a disposizione del preposto addetto alla sorveglianza e dei lavoratori interessati”.

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  • Probabilità di fulminazione

    Valutazione probabilità di fulminazione

    In ottemperanza alla legislazione vigente in materia di sicurezza degli impianti, la documentazione di progetto degli impianti elettrici deve obbligatoriamente contenere la valutazione del calcolo di protezione contro le scariche atmosferiche al fine di adottare le eventuali misure necessarie a ridurre la probabilità di fulminazione dell’edificio.

    L’intervento si articolerà nelle seguenti fasi:

    1. Analisi iniziale e raccolta dati di base

    Sarà effettuata un’indagine preliminare finalizzata all’acquisizione dei seguenti dati di base:

    • Caratteristiche eventuali linee di energia in ingresso.
    • Caratteristiche eventuali linee di segnale in ingresso.
    • Caratteristiche dimensionali e strutturali dei volumi.
    • Numero persone presenti.
    • Presenza e caratteristiche di eventuali strutture esterne interagenti.
    • Componenti di rischio.
    • Misure protettive presenti.

    Sarà cura del cliente mettere a disposizione:

    • Elaborati architettonici dell’edificio: piante e sezioni
    • Schema di massima dell’impianto elettrico

    2. Redazione elaborati
    Sarà elaborata la documentazione seguente, redatta nel rispetto delle prescrizioni della Guida CEI 0-2, comprendente i seguenti allegati:

    • Relazione calcolo probabilistico di protezione dalle scariche atmosferiche ai sensi della norme CEI 81-10.
    • Planimetria struttura.
    • Planimetria Area di raccolta.

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  • PSC – Fascicolo tecnico(Cantieri)

    Elaborazione Piano di sicurezza e coordinamento PSC (Cantieri)

    L’Art. 100 Del D.Lgs. 81/08 definisce il Piano di sicurezza e di coordinamento (PSC) come:
    “1. Il piano….costituito da una relazione tecnica e prescrizioni correlate alla complessità dell’opera da realizzare ed alle eventuali fasi critiche del processo di costruzione, atte a prevenire o ridurre i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi i rischi particolari di cui all’Allegato XI…… nonchè la stima dei costi di cui al punto 4 dell’Allegato XV. Il piano di sicurezza e coordinamento (PSC) è corredato da tavole esplicative di progetto, relative agli aspetti della sicurezza, comprendenti almeno una planimetria sull’organizzazione del cantiere e, ove la particolarità dell’opera lo richieda, una tavola tecnica sugli scavi. I contenuti minimi del piano di sicurezza e di coordinamento e l’indicazione della stima dei costi della sicurezza sono definiti all’Allegato XV.

    Elaborazione Fascicolo tecnico dell’opera (Cantieri)

    Il fascicolo predisposto la prima volta a cura del coordinatore per la progettazione, è eventualmente modificato nella fase esecutiva in funzione dell’evoluzione dei lavori ed è aggiornato a cura del committente a seguito delle modifiche intervenute in un’opera nel corso della sua esistenza. Per interventi su opere esistenti già dotate di fascicolo e che richiedono la designazione dei coordinatori, l’aggiornamento del fascicolo è predisposto a cura del coordinatore per la progettazione.

    Per le opere di cui al D.lgs. n. 163 del 12 aprile 2006 e successive modifiche, il fascicolo tiene conto del piano di manutenzione dell’opera e delle sue parti, di cui all’articolo 40 del Decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554.

    Il fascicolo accompagna l’opera per tutta la sua durata di vita.

    I contenuti del fascicolo sono i seguenti:

    • Descrizione sintetica dell’opera ed indicazione dei soggetti coinvolti.
    • Rischi, misure preventive e protettive in dotazione dell’opera e di quelle ausiliarie, per gli interventi successivi prevedibili sull’opera, quali le manutenzioni ordinarie e straordinarie, nonchè per gli altri interventi successivi già previsti o programmati.
    • Le misure preventive e protettive in dotazione dell’opera sono le misure preventive e protettive incorporate nell’opera o a servizio della stessa, per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori incaricati di eseguire i lavori successivi sull’opera.
    • Le misure preventive e protettive ausiliarie sono, invece, le altre misure preventive e protettive la cui adozione è richiesta ai datori di lavoro delle imprese esecutrici ed ai lavoratori autonomi incaricati di eseguire i lavori successivi sull’opera.
      Al fine di definire le misure preventive e protettive in dotazione dell’opera e quelle ausiliarie, devono essere presi in considerazione almeno i seguenti elementi:
      a) accessi ai luoghi di lavoro;
      b) sicurezza dei luoghi di lavoro;
      c) impianti di alimentazione e di scarico;
      d) approvvigionamento e movimentazione materiali;
      e) approvvigionamento e movimentazione attrezzature;
      f) igiene sul lavoro;
      g) interferenze e protezione dei terzi.

    Il fascicolo fornisce, inoltre, le informazioni sulle misure preventive e protettive in dotazione dell’opera, necessarie per pianificarne la realizzazione in condizioni di sicurezza, nonché le informazioni riguardanti le modalità operative da adottare per:
    a) utilizzare le stesse in completa sicurezza;
    b) mantenerle in piena funzionalità nel tempo, individuandone in particolare le verifiche, gli interventi manutentivi necessari e la loro periodicità.

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  • Radiazioni Ottiche Artificiali

    Valutazione rischio esposizione lavoratori a radiazioni ottiche artificiali

    L’art. 216 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “Nell’ambito della valutazione dei rischi di cui all’articolo 181, il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura e/o calcola i livelli delle radiazioni ottiche a cui possono essere esposti i lavoratori. La metodologia seguita nella valutazione, nella misurazione e/o nel calcolo rispetta le norme della Commissione elettrotecnica internazionale (IEC), per quanto riguarda le radiazioni laser, e le raccomandazioni della Commissione internazionale per l’illuminazione (CIE) e del Comitato europeo di normazione (CEN) per quanto riguarda le radiazioni incoerenti….”

    L’intervento prevede una valutazione preliminare del rischio che consente al Datore di Lavoro di valutare gli aspetti gestionali e operativi del rischio da esposizione a sorgenti di radiazioni ottiche artificiali e di potere eseguire valutazioni dei livelli di esposizione dei lavoratori mediante dati forniti dal fabbricante delle attrezzature.
    Si procede ad attività di misurazione strumentale la dove le sorgenti presenti rappresentino effettiva esposizione al rischio come descritto nelle tabelle I e II dell’Allegato XXXVII D.Lgs. 81/08 che contengono i limiti d’esposizione.

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  • Rumore

    Valutazione rischio esposizione lavoratori a rumore negli ambienti di lavoro

    L’art. 190 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “…. il datore di lavoro valuta l’esposizione dei lavoratori a rumore durante il lavoro…”.
    L’art. 181 dello stesso decreto stabilisce che:
    “La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale…. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta….”.

    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio di esposizione a rumore, si sviluppa attraverso i seguenti passaggi successivi:
    1. Individuazioni sorgenti di rumore:
    acquisizione delle informazioni relative alle sorgenti di rumore cui sono esposti i lavoratori.
    2. Individuazione esposti a rumore:
    definizione dell’elenco delle mansioni esposte a rumore con indicazione dei tempi giornalieri e settimanali di esposizione.
    3. Esecuzione dei rilievi strumentali
    misura, mediante strumentazione e metodologia di misura conformi alle norme tecniche applicabili, del livello di rumore in corrispondenza delle postazioni di lavoro occupate dai lavoratori e delle zone di sosta o di passaggio in relazione alle specifiche mansioni esercitate.
    4. Calcolo del livello di esposizione personale degli addetti, LEX (giornaliero o settimanale) da confrontare con i limiti di legge. 5. Stesura della relazione tecnica e del documento previsto dal D.Lgs. 81/08 art. 190.

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  • Stress lavoro-correlato

    Valutazione rischio stress lavoro correlato

    LINEE GENERALI
    La specificità del nostro metodo è quella di favorire la traduzione di un obbligo di legge in una opportunità di crescita e di sviluppo delle imprese: occupandosi del benessere dell’organizzazione e dei suoi dipendenti si ha una maggiore salute dell’azienda, quindi anche maggiore produttività e vantaggio economico. Le modalità con cui perseguiamo questo obiettivo sono le seguenti:

    La prima fase è sempre una fase di analisi della domanda.
    Possiamo ipotizzare che in un primo momento, di fronte al consulente, accanto alla domanda manifesta di mettersi in regola rispetto al tema della sicurezza sul lavoro, l’azienda porti anche una domanda meno consapevole, legata alla fatica e alla difficoltà di esporsi ad una valutazione e di attivarsi per il cambiamento. Se ci si mette in ascolto di questa domanda “latente”, è possibile empatizzare con questa fatica e contemporaneamente fare affiorare tutte le opportunità di crescita insite nel percorso.
    In questo modo si favorisce la costruzione di una relazione di fiducia, che permette di personalizzare l’intervento, che diventa un percorso pensato ad hoc per quella azienda, e non un percorso stereotipato.

    L’attività di “ricerca” è già un momento di “intervento”.
    Nel momento in cui l’azienda partecipa attivamente all’intervento e il consulente restituisce quanto emerge si ha una co-costruzione del percorso, che valorizza sin da subito le risorse del contesto e fa sentire il vantaggio del prendersi cura della salute organizzativa.

    La modalità di perseguimento del compito di valutazione si affianca e favorisce lo svolgimento del compito primario dell’azienda.
    Il vantaggio è che si produce una cultura organizzativa più complessa e più all’avanguardia, in cui benessere e produttività sono integrati.

    La bussola dell’intervento è orientata sull’organizzazione e sui ruoli lavorativi e non sulla persona.

    OBIETTIVI DELL’INTERVENTO
    a) Mettere a norma l’azienda rispetto alla nuova legislazione sulla sicurezza sul lavoro (art. 28 comma 1 del D.Lgs. 81/08) attraverso una approfondita valutazione dello stress lavorativo.
    b) Favorire la traduzione di un obbligo di legge in una opportunità di crescita e di sviluppo delle imprese.

    FASI DELL’INTERVENTO

    • Individuare le mansioni omogenee per rischio stress lavoro correlato attraverso l’analisi dell’organigramma e della storia aziendale.
    • Individuare la presenza di segnalatori di rischio di stress lavoro correlato presenti in azienda.
    • Se sono presenti segnalatori di rischio, definire l’entità dei fattori di rischio.
    • Redigere un documento scritto di valutazione dei rischi da SLC.
    • Formulare eventuali proposte di intervento migliorativo di carattere generale.
    • Proporre interventi (informativi, formativi e comunicativi) per eliminare, ridurre e prevenire il rischio SLC.

    CONTENUTI INTERVENTO
    Il percorso di intervento è riprodotto nei punti successivi.

    1° step
    Colloquio con la Direzione Aziendale (e altre figure competenti quali SPP/HR/RLS/Servizio Sanitario) per condivisione e messa a punto del percorso di “valutazione”, per raccogliere la storia e l’organigramma dell’Azienda e per fare contratto circa il percorso che si svolgerà. Identificazione dei gruppi omogenei per il fattore di rischio “stress lavoro-correlato”.

    2° step
    Focus groups: interviste psicosocioanalitiche n piccoli gruppi omogenei per mansione (3/4 persone scelte in modo rappresentativo) con l’obiettivo di individuare e riconoscere la presenza di segnalatori di rischio di stress lavoro correlato. Per l’intervista si è scelto di utilizzare il questionario promosso dall’INAIL, i cui contenuti sono quelli indicati dall’accordo quadro e dal documento dell’Agenzia Europea 2009, e includono aree di contesto e contenuto del lavoro come indicatori di pericolo stress lavoro-correlato e indicatori aziendali come conseguenze dello stress sull’azienda e sui lavoratori. L’uso del questionario INAIL da un lato permette una immediata lettura e confrontabilità da parte di altri soggetti potenzialmente titolati (i.e. AUSL), dall’altro consente ai professionisti che conducono l’intervista di raccogliere dati qualitativi a partire dalla modalità con cui vengono date le risposte.

    3° step
    Analisi interviste e stesura documento in backoffice.

    4° step
    Restituzione attività: con l’obiettivo di condividere il contenuto del documento di valutazione e indicazioni di modalità gestionali, informative e comunicative condivise che riducano e prevengano questi rischi. Consegna Documento di Valutazione Rischio Stress lavoro correlato.

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  • Valutazione generale rischi

    L’art. 17 del D.Lgs. 81/08 impone al Datore di Lavoro di effettuare la valutazione di tutti i rischi cui sono esposti i lavoratori e di elaborare il documento previsto dall’Art. 28 dello stesso decreto. L’art. 29 dello stesso decreto, al comma 3, impone al Datore di Lavoro di mantenere aggiornato tale documento.
    Il nostro intervento prevede l’effettuazione della valutazione generale dei rischi e l’elaborazione del conseguente documento conformemente ai criteri stabiliti dal D.Lgs. 81/08. L’intervento interessa tutti i locali adibiti ad uso lavorativo e le relative postazioni di lavoro e si articola attraverso le seguenti fasi:
    1. Analisi della struttura organizzativa, ai fini dell’individuazione di responsabilità e compiti in materia di sicurezza.
    2. Analisi e verifica documentale.
    3. Analisi strutturale: vengono esaminati gli ambienti di lavoro allo scopo di identificare i pericoli cui possono essere esposti i lavoratori che operano in tali aree.
    4. Analisi dei processi lavorativi: vengono esaminati i singoli processi operativi e le relative attività al fine di individuare i pericoli e le situazioni di rischio, con particolare attenzione a:

    • organizzazione del lavoro
    • modalità di utilizzo di macchine e attrezzature
    • soggetti coinvolti e mansioni corrispondenti

    5. Elaborazione delle informazioni raccolte e stesura del documento di valutazione dei rischi così come previsto dall’art. 28 del D.Lgs. 81/08.

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  • Verifica sistemi di aspirazione

    Verifica efficienza ed efficacia sistemi di aspirazione

    La valutazione riguarda la verifica dell’efficacia ed efficienza degli impianti di aspirazione attraverso misure della velocità dell’aria sulle sezioni frontali aperte delle cappe, nelle diverse condizioni operative e di utilizzo delle stesse, eseguite tramite sonda anemometrica a filo caldo tipo BSV 101 per misure omnidirezionali conforme alla norma UNI EN ISO 7726:2002.e strumento multi acquisitore LSI-BABUC/A modello BSA010. La verifica delle velocità, i calcoli delle portate, il confronto con gli standard ed i valori previsti dalla normativa tecnica determinerà gli ambiti di un uso corretto e sicuro degli impianti.

    Al termine delle misurazioni verrà redatta una relazione tecnica in cui verranno indicati i risultati ottenuti con descrizione o indicazione dei metodi di campionamento e analisi adottati e valutazioni inerenti i valori limite consigliati dalle norme di buona pratica o previsti dalla normativa vigente.

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  • Vibrazioni Meccaniche

    Valutazione rischio esposizione dei lavoratori a vibrazioni meccaniche

    L’art. 202 del D.Lgs. 81/08 stabilisce che:
    “…. il datore di lavoro valuta e, quando necessario, misura, i livelli di vibrazioni meccaniche cui i lavoratori sono esposti”. L’art. 181 dello stesso decreto stabilisce che:
    “La valutazione dei rischi derivanti da esposizioni ad agenti fisici è programmata ed effettuata, con cadenza almeno quadriennale…. La valutazione dei rischi è aggiornata ogni qual volta si verifichino mutamenti che potrebbero renderla obsoleta….”.

    Il nostro intervento, che consente al Datore di Lavoro di assolvere al proprio obbligo di valutazione del rischio di esposizione a vibrazioni meccaniche, si sviluppa attraverso i seguenti passaggi successivi:
    1. Individuazioni sorgenti di vibrazioni meccaniche:
    acquisizione delle informazioni relative alle lavorazioni che prevedono l’utilizzo di utensili vibranti – sorgenti di vibrazione per il sistema mano-braccio (HAV) – e/o di attrezzature o mezzi – sorgenti di vibrazioni per il corpo intero (WBV).
    2. Individuazione esposti a vibrazioni meccaniche
    definizione dell’elenco delle mansioni esposte a vibrazioni meccaniche con indicazione dei tempi giornalieri di esposizione.
    3. Esecuzione dei rilievi strumentali
    misura delle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio (HAV) ed al corpo intero (WBV) dei lavoratori esposti mediante strumentazione e metodologia di misura conformi alle norme tecniche applicabili.
    4. Calcolo, per ciascuna mansione esposta, dell’esposizione giornaliera A(8) da confrontare con i limiti di legge. 5. Stesura della relazione tecnica e del documento previsto dal D.Lgs. 81/08 art. 202.

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  • Videoterminali

    L’intervento consiste nella redazione del documento di valutazione dei rischi legati all’ergonomia delle postazioni di lavoro a videoterminale, conformemente ai criteri stabiliti dal Titolo VII del Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n.81 ed all’allegato XXXIV. L’intervento interessa tutti i locali adibiti ad uso lavorativo e le relative postazioni di lavoro a videoterminali e si articola attraverso le seguenti fasi:

    1. Analisi degli ambienti di lavoro
    La valutazione sarà condotta partendo dalle check-lists specificatamente predisposte per indagare il rispetto delle prescrizioni elencate dall’Allegato XXXIV del D.Lgs. n. 81/08 considerando tre parametri di base:

    • l’ambiente di lavoro
    • le attrezzature di lavoro
    • l’interfaccia elaboratore/uomo

    Per quanto concerne gli uffici saranno presi in considerazione elementi quali:

    • sistemi di illuminazione naturale e artificiale e relativi sistemi di schermatura
    • sistemi di ventilazione, riscaldamento e condizionamento
    • tipologia e stato di pavimenti e pareti
    • sicurezza dell’impianto elettrico
    • spazi operativi
    • esposizione al rumore

    Per quanto riguarda le singole postazioni di lavoro si verificheranno le caratteristiche ergonomiche e di sicurezza dei 4 elementi principali costitutivi la postazione:

    • lo schermo
    • la tastiera
    • il piano di lavoro
    • il sedile

    2. Valutazione
    Utilizzando le liste di riscontro saranno verificate le caratteristiche di ogni singolo ufficio e di ogni singola postazione di lavoro a VDT.
    In relazione al grado di rispondenza dei singoli aspetti igienici, ergonomici e di sicurezza esaminati per l’ufficio e per la singola postazione rispetto ai criteri ed ai relativi pesi indicato nelle liste di riscontro, saranno forniti dei giudizi complessivi, articolati secondo una scala di rischio a 4 livelli (buono, sufficiente, migliorabile, inadeguato).

    3. Elaborazione delle informazioni e raccolte stesura del documento
    I risultati delle analisi vengono elaborati e viene redatto il documento di valutazione dei rischi che conterrà:

    • descrizione della metodologia di effettuazione della valutazione
    • analisi igienistica dei luoghi di lavoro e delle postazioni di lavoro
    • valutazione dei rischi emersi per ambiente e postazione di lavoro
    • programma di massima delle misure da attuare
    • individuazione dei soggetti che appartengono alla definizione di lavoratore videoterminalista, prevista dall’art.173 del D.lgs 81/08.

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